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“Perché abbiamo fatto i loro nomi” Parole-bomba del capo della polizia

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“Perché abbiamo fatto i loro nomi” Parole-bomba del capo della polizia

 

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Franco Gabrielli: “Divulgare i nomi dei due agenti eroi è un giusto riconoscimento per loro”

Dopo aver ucciso Anis Amri alle porte di Milano, il governo ha svelato i nomi e le identità dei due agenti-eroi: il primo a fare i nomi di Cristian Movio e Luca Scatà è stato il ministro dell’Interno, Marco Minniti. Una scelta che ha scatenato un vespaio di polemiche, basate sul fatto che, ora, i due sono riconoscibili ed esposti a possibili rappresaglie dell’estremismo islamico.

E ora, sulla questione, interviene a gamba tesissima il capo della Polizia, Franco Gabrielli, che scaccia in modo netto le polemiche. “Non c’è alcuna esposizione, ma un riconoscimento chiaro. Una sottolineatura per mettere al centro chi ha reso possibile tutto questo, rischiando la propria vita”. E ancora: “Fare i nomi con questo capo di terrorismo non è né un errore né un’esposizione, perché non siamo in presenza di un terrorismo come quello che abbiamo conosciuto negli anni Settanta, un terrorismo endogeno che ha interesse a colpire il singolo, dunque Franco piuttosto che Mario o Cristian. Qui – ha rimarcato Gabrielli – ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso”.

Il capo della Polizia ha sottolineato che la preoccupazione “non è per le individualità ma per l’appartenenza: sono a rischio tutti coloro che rappresentano le forze di polizia e hanno una divisa”. Sulla scelta di chiudere i profili social dei due eroi, Gabrielli ha spiegato che si tratta di una forma di “ulteriore cautela” nei loro confronti “per evitare una eccessiva sovraesposizione in quanto, in un mondo in cui tutto passa attraverso i social, si sarebbero potuti far prendere la mano coinvolgendo anche altri colleghi”.

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