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PENSIONI: NIENTE TREDICESIMA DURANTE IL PERIODO DELL’ANTICIPO

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PENSIONI: NIENTE TREDICESIMA DURANTE IL PERIODO DELL’ANTICIPO

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Roma. Chi sceglierà di lasciare prima il lavoro utilizzando l’anticipo pensionistico varato dal governo, durante gli anni in cui il suo reddito sarà rappresentato dal prestito non percepirà nessuna tredicesima.

È uno dei punti della cosiddetta Ape volontaria che sarà inserito nel decreto attuativo della riforma che il governo emanerà nel prossimo mese di gennaio dopo l’approvazione della manovra. Per capire le ragioni di questa scelta, bisogna comprendere bene il meccanismo scelto dal governo. L’Ape volontaria dà la possibilità di lasciare il lavoro a 63 anni, invece che a 66 anni e 7 mesi.

Durante il periodo di anticipo, il lavoratore non percepirà la pensione, ma un assegno mensile erogato dall’Inps sulla base di un prestito bancario. La circostanza che si tratti di un prestito e non di una pensione, è la prima ragione per la quale non è prevista una tredicesima.

La seconda ragione, più importante, è che se il prestito avesse dovuto coprire una mensilità aggiuntiva, avrebbe dovuto necessariamente essere di un importo maggiore. Con una conseguenza: alzare la rata di restituzione che incide sulla pensione una volta esaurito il periodo di anticipo.

La scelta del governo è stata quella di contenere al massimo al 4,6-4,7% la penalizzazione annua sulla pensione per sostenere il rimborso in 20 anni del prestito ottenuto durante il periodo di anticipo. Sempre in quest’ottica, il governo ha fatto un’ulteriore scelta. Il prestito sarà più basso della pensione. 

E sarà tanto più basso quanto maggiori sono gli anni di anticipo. Se il lavoratore deciderà di uscire soltanto un anno prima, potrà ottenere al massimo il 95 per cento della futura pensione certificata. Per due anni di anticipo, il prestito non potrà essere superiore al 90 per cento della pensione, mente per tre anni la somma scende all’85 per cento.

Queste sono delle soglie massime. Significa che per il «pensionando» sarà possibile chiedere anche delle cifre inferiori, in modo da contenere ulteriormente la rata di restituzione che peserà sulla futura pensione. Ecco acune simulazioni. Qualche esempio, infatti, aiuta a capire meglio. Supponiamo, come ha fatto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini nelle sue slides di illustrazione della manovra, che la futura pensione netta di un lavoratore sia di 1.286 euro mensili.

Moltiplicando questo importo per 13 mensilità si ottengono 16.718 euro annui. Se questo lavoratore volesse lasciare il suo posto con tre anni di anticipo, potrebbe chiedere al massimo l’85 per cento di questa cifra, ossia 1.093 euro al mese. Ma questo prestito non sarebbe erogato per tredici mesi, bensì per dodici mesi.

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