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L’INFERNO ISIS IN EUROPA Parla l’esperto, ipotesi horror: perché dobbiamo tremare

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L’INFERNO ISIS IN EUROPA Parla l’esperto, ipotesi horror: perché dobbiamo tremare

 

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Da ponte tra Occidente e Oriente, Europa e Asia, la Turchia potrebbe trasformarsi ben presto nella porta dell’inferno jihadista, “una nuova Siria”. È l’allarme lanciato dal professor Massimo Campanini, islamista e docente di Storia dei Paesi arabi all’università di Trento, in un’intervista al Giorno. “Dal fallito colpo di Stato di luglio, i tentativi di colpire Erdogan sono continui: attacchi terroristici di ogni tipo. Credo che Erdogan abbia ragione a dire che quello contro di lui sia un tentativo di destabilizzazione. E io voglio dire con chiarezza che un indebolimento di Erdogan è pericolosissimo e non è nell’interesse dell’ Occidente nella misura in cui una caduta di Erdogan potrebbe aprire un altro buco nero accanto a quello siriano. Va sostenuto”.

All’indomani del sanguinoso attentato di Capodanno alla discoteca Reina di Istanbul, di matrice Isis, in cui hanno perso la vita 39 persone, l’invito è quello alla “realpolitik”: “Certo, Erdogan ai nostri occhi è di fatto un mezzo dittatore – ammette Campanini -. Ma Erdogan oggi non deve essere abbattuto. E credo che in questo senso vada la politica di Putin che ha capito benissimo che una destabilizzazione della Turchia aprirebbe un vaso di Pandora”. Il parallelo, inquietante, è tra l’eventuale caduta di Erdogan e “quella di Gheddafi o con l’indebolimento di Assad, che hanno aperto la strada al disgregamento di due Paesi”.

L’Isis ha certamente interesse a indebolire la Turchia attraverso attentati (“Essendo in arretramento sia in Siria, sia in Iraq sarebbe per lei utile aprire un nuovo fronte, che alleggerirebbe la pressione”), ma secondo Campanini la pista jihadista dell’attentato non è l’unica: “È possibile che l’autore, come si è visto in tanti attacchi in Europa, sia un lupo solitario, che conduce la sua personale guerra santa”. Ci sono poi le ipotesi interne: “Poco probabile una pista gulenista. Più credibile, anche se politicamente poco corretto da dirsi, è pensare ai curdi. Dei quali abbiamo un’immagine romantica, ma che da anni stanno conducendo una guerra che se vogliamo possiamo chiamare di liberazione che usa senza remore anche il terrorismo. Una destabilizzazione della Turchia servirebbe, e molto, anche a loro perché darebbe prospettiva all’ipotesi di nascita di uno Stato curdo”.

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